Un form davvero usabile

Graphics - 15/04/2005 @ 11:03



Il tutorial in lingua inglese si trova qui: Tutorial

L’esempio qua: Esempio

Appena ho un pochino di tempo vedo di modificare l’effetto finale e di combinarlo con la navigazione a tab di cui parlo qui: Preload pagine (con css)


5 Responses to “Un form davvero usabile”

AlessiaNo Gravatar says on

mi sono letta tutto il tutorial… concordo! A volte i form sono proprio un incubo e in realtà basterebbero piccoli accorgimenti per renderli più facili da completare e fare meno errori!

Ammetto la mia ignoranza.. ma ho apprezzato (e imparato con piacere) la storia dei label, i contorni cicci e le indicazioni a lato dei box di campi obbligatori e inseriti correttamente.

baldoNo Gravatar says on

mi stupisce quanto il tag “label” sia sconosciuto (eppure sia tanto comodo per chi utilizza un form).

AlessiaNo Gravatar says on

ok.. è vero che sia un peccato che il tag label sia praticamente sconosciuto.

però credo che ci sia un grosso grosso problema.. la mancanza di standard. Ogni form funziona a modo suo.. ok è bello per chi progetta fare form sempre diversi e magari anche con accorgimenti che li rendono più facili da usare, ma come si fa con utenti che a mala pena riescono a capire dove posizionarsi con il mouse per scrivere?

voglio dire che secondo me la maggior parte degli utenti ha imparato un modo per usare i form e da li non si schioderà mai.
sono solo io che ho a che fare con gente del genere??

ecco.. non vorrei sembrare troppo pessimista. Ed è giusto che si cerchi di fare sempre meglio le cose.. Credo però che la presenza di uno standard potrebbe contribuire molto all’apprendimento da parte degli utenti del modo più comodo per usare un form.

baldoNo Gravatar says on

non sono molto daccordo per quanto riguarda gli standard (ovviamente non stiamo parlando di codice “standard”: su quello manco si discute – il w3c è un punto di partenza indiscusso).

Io credo che lo “standard” nell’interaction design debba essere la risposta alle molteplici esigenze di chi interagisce con un oggetto (leggi nel nostro caso “sistema informatico”). Bisogna capire le esigenze, le difficoltà e il processo di “elaborazione umana dell’informazione” (Norman in La caffettiera del masochista). Fatto questo, ci si può creare uno schema che applicheremo nei progetti in cui vogliamo far interagire l’uomo con la macchina.

Sono contro l’idea che si crei uno standard e che poi, volenti o nolenti, vi ci si debba adattare (vedi ancora i vari esempi delle manopole dei fornelli del libro sopracitato – si sono creati degli standard sbagliati a cui le persone si sono dovute adattare, spesso mediante una serie di “sbaglia e riprova”).

Mi piace pensare allo sforzo di una persona nell’interfacciarsi ad una macchina come ad un costo ed al risultato ottenuto come ad un beneficio. La progettazione della nostra macchina massimizza il rapporto tra beneficio e costo?

ImmiferearpNo Gravatar says on

Неплохо, сносно.

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